Archivio Miro Martini

Miro Martini    Frontespizio di M. Martini, La deformazione estetica

Il Fondo si è costituito nella primavera del 2002 a seguito della donazione, da parte della famiglia Martini, del materiale manoscritto e dattiloscritto conservato a Palazzo Schinchinelli, dimora cremonese di Miro Martini (1905-1951).

Dopo gli studi liceali si iscrisse per breve tempo alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Pavia, per poi passare alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Milano, dove frequentò tra gli altri Remo Cantoni e Antonio Banfi, con cui si laureò nel 1941. Collaborò a Studi Filosofici e ai primi numeri del Pensiero critico diretto da Cantoni. É l’autore di un ampio e complesso saggio intitolato La deformazione estetica, frutto di profonde riflessioni sull’atto estetico come atto deformante.

In seguito ad un primo riordino a cura di Simona Chiodo, nell’estate 2015 il fondo ha subito una riorganizzazione e l’inventario è stato digitalizzato tramite l’applicazione XDams.

 

 


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Materiali dell'Archivio Miro Martini

L’archivio è composto complessivamente da 194 documenti e 110 fogli sciolti.

Il fondo conserva principalmente materiale di lavoro di Miro Martini, in particolare saggi, molti dei quali inediti, di estetica (140 documenti e 110 fogli sciolti); le bozze del volume La deformazione estetica (29 documenti) e di una seconda opera dedicata all'estetica italiana del primo ‘900 e mai portata a termine dal filosofo cremonese.

A questi documenti si aggiunge un segmento del suo epistolario con la corrispondenza professionale e parte delle lettere intercorse tra i curatori dell'edizione postuma de La deformazione estetica (21 documenti) ed infine una piccola sezione di studi e commemorazioni su Miro Martini (4 documenti).

I documenti facenti parte del fondo erano conservati presso Palazzo Schinchinelli a Cremona dalla figlia di Miro Martini in base ad un ordine personale in parte rimaneggiato rispetto a quanto lasciato dal filosofo. Nel corso di un primo riordino Simona Chiodo decise di organizzare l'archivio in quattro serie la cui impostazione è stata sostanzialmente conservata. All'interno delle serie ed a seguito di una seconda analisi dei materiali si è proceduto ad un riordino che tenesse conto, dove possibile, dell'ordinamento originario assegnato da Miro Martini, evidente soprattutto nel caso dei documenti legati alla stesura del volume La deformazione estetica. Nel corso del riordino di Simona Chiodo le schede vennero corredate con note filologiche e di commento al contenuto dei testi che si è deciso di conservare inserendole in nota alle singole schede così da non perderne le preziose informazioni.

Le quattro serie archivistiche enucleate sono state così denominate:

  1. Saggi 

  2. Corrispondenza

  3. Bozze preparatorie de "La deformazione estetica"

  4. Studi e commemorazioni

La pressoché totale mancanza di indicazioni relative alle date di composizione dei documenti e la scarsità di materiale pubblicato attraverso cui stabilire possibili confronti e relazioni hanno impedito, di ordinare i materiali secondo un ordine cronologico di accettabile precisione. Dove possibile sono state indicate delle datazioni approssimative desunte dal contenuto del documento stesso o dal confronto con altri scritti di Martini. Nella quasi totalità dei casi è stato però possibile stabilire un ordine cronologico interno qualora ad un’unica opera facessero capo differenti documenti.

Per la classificazione del materiale si è adottato, quindi, un ordine alfabetico: quasi ad ogni documento è stato assegnato un titolo dallo stesso autore, che appare riportato tra virgolette.

Solo nel caso della terza serie, contenente le bozze preparatorie de La deformazione estetica si è deciso di seguire un ordine cronologico sia nell’elencare le diverse versioni sia nell’organizzare i documenti all’interno di queste. Questa decisione è stata presa per permettere una visione organica dello sviluppo del testo che si sarebbe perduta in caso contrario.